Lo sconto,le promo(zioni),il sottocosto,il fuoritutto

Nell’ottica del Blog “di più…probabilmente di meno” oggi faccio delle banali riflessioni sugli sconti/saldi.

Il marketing è l’anima del commercio e non ci piove ma a volte a leggere certi sconti io mi sento preso in giro. Cominciamo con la ovvia considerazione: un prodotto (qualsiasi esso sia) ha un costo di produzione, un costo all’ingrosso ed alla fine un costo al dettaglio. Inutile, in quanto normale, che ci guadagna sia la fabbrica,che il grossista, che il dettagliante per non contare tutta la parte logistica e distribuzione. Nulla di nuovo o di anormale. Tutto dipende dalla quantità. La fabbrica producendo milioni di pezzi può venderli con margini bassi in quanto fa i soldini sull’elevato numero. La stessa cosa il grossista che si approviggiano a prezzi vantaggiosi dalla fabbrica ma anche lui con grossi numeri quindi guadagna nel rivenderli al dettagliante con margini relativamente ridotti. Il dettagliante invece compra poche decine di pezzi ed è quindi costretto per guadagnarci a ricaricarli in modo significativo. Funziona da sempre così.

Arriviamo al titolo. Gli sconti sono una percentuale al ribasso sul prezzo finale di vendita. Ma come funziona? Non lo so ma quando vedo sconti sopra al 50% mi sento fregato. L’unico “sconto” lo do al settore merceologico dell’abbigliamento ove visto moda e tendenze un commerciante che ha comprato 100 abiti ma venduti 30, trovandosene 70 fuori moda decide di ridurre i suoi guadagni per minimizzare i danni, caso contrario quei 70 o li svende perdendoci o gli restano in magazzino.

In questa ottica vanno visti i saldi biennali che appunto visto il cambio collezione autunno/inverno, primavera/estate sono a rischio obsolescenza.

Per gli altri settori il tutto si fa meno comprensibile. Una bistecchiera non passa di moda ne una lavatrice ne i piatti ne molto altro, semmai si ricomprano se si guastano quindi il frigorifero che ieri costa 100 ed oggi me lo vendo a 50 cosa significa che per il resto del tempo mi hai fregato (o per essere più garbato guadagnato) quel 50%?

Una giustificazione potrebbe essere l’acquisto di un grosso stock a prezzi stracciati che permette al venditore di scontare al cliente in quanto bene o male avendo acquistato tanto a meno ci guadagna come prima o quasi.

Ma siamo sicuri degli sconti? Per esserne sicuri dovremmo osservare lo stesso/gli stessi oggetti durante il lungo periodo per vedere il loro prezzo e poi compararlo con quello scontato. Spesso se non spessissimo ho visto cose vendute normalmente a 100 ed una settimana dopo la scritta “sconto del 50% prezzo precedente 200. WoW. E’ impossibile quindi capire quando lo sconto è reale o semplice pubblicità ingannevole ma son sicuro che spesso tutti ci caschiamo, non possiamo mica tener d’occhio tutto l’anno tutti i prodotti specie quelli che si usano o consumano di meno.

Altre due categorie sulle quali riflettere. Fuori tutto. Anche lì se vestiario forse forse ma a meno che non ci sia liquadazione con tanto di giustificazione di fallimento secondo sentenza del tribunale a me qualche dubbio resta.

Ma la cosa che meno sopporto e mi fa veramente inalberare è la nuova moda del: SOTTOCOSTO (li paghi meno di noi). Sempre più utilizzata nella GDO (Ipermercati,Grande distribuzione).

Ora questa è una presa in giro chi è che vende per perder soldi? Nessuno. Fino a quando si sconta ok ci si guadagna meno ma “li paghi meno di noi” vuol dire che tu ci stai andando addirittura in perdita il che se trattasi di fallimento è un discorso ma ultimamente non lo è mai il “sottocosto” è a cadenza almeno mensile.

Poverini….ma chi i commercianti o noi acquirenti?

Ai posteri l’ardua sentenza.