Primo Maggio festa del (non) Lavoro

Ieri è stato il Primo Maggio, mondialmente riconosciuto come Festa del Lavoro o Labour Day in molti paesi del mondo.

Andiamo per ordine. Cito fonte Wikipedia: ”

Il 1º maggio 1886, in occasione del 19º anniversario dell’entrata in vigore della legge dell’Illinois sulle otto ore lavorative, fu deciso dalla Federation of Organized Trades and Labour Unions come il giorno di scadenza limite per estendere tale legge in tutto il territorio americano, pena l’astensione dal lavoro, con uno sciopero generale a oltranza[2].

In quel giorno, anche Chicago partecipò allo sciopero generale, in particolare la fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti, uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell’ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell’Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio, quando da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina. A quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Nessuno ha mai saputo né il numero delle vittime né chi sia stato a lanciare la bomba. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.”

FESTA? Dovrebbe essere semmai commemorazione di coloro che si batterono per i diritti dei lavoratori. Non mi sembra ci sia nulla da festeggiare nel ricordare chi morì espletando il proprio lavoro per la comunità (i poliziotti).

Lasciamo stare la storia, sono il primo a dire che quel che è successo è successo e nulla si può fare per cambiare il passato.

Andiamo ad oggi. Da un’anno siamo in emergenza COVID, il discorso è fin troppo stato discusso quindi non mi dilungherò nel parlarne.

Sarebbe stato rispettoso e  CIVILE per questo anno abolire questa “festività”.

Nell’ultimo anno si son persi 900.000 posti di lavoro, piccole realtà locali hanno dovuto chiudere battenti in quanto a causa delle (non commento) limitazioni covid i piccoli esercizi commerciali,industriali,artigiani i più deboli hanno perso il famoso “lavoro” e si ritrovano sotto soglia di povertà assoluta.

Ci sono giovani talentuosi, laureati, capaci che un lavoro non lo trovano o se lo trovano trovano briciole,sfruttamento,contratti a 2 o 3 mesi e sempre se fortunati.

C’è un paese che malgrado non abbia di come vivere deve però pagare le tasse sempre e comunque e spesso per servizi che lo stato non eroga o eroga col contagocce.

Allo stato che lavori o meno interessa meno di zero però le tasse (giustissimo pagarle) le chiede sempre ed a fondo perduto cioè non erogando spesso i servizi di base.

Il lavoro tranne per quei pochi della vecchia guardia che lavorano nella P.A. spesso in modo incompetente e strafottente non esiste.

I giovani non hanno esperienza e non vengono assunti, i 50 enni son troppo vecchi per un datore di lavoro.

Se non hai esperienza non conti se la hai pensano che pretendi troppo.

Insomma ma chi è che lavora ma sopratutto come lavora? A quali condizioni? A quali rischi?

Non credo ci sia quindi nulla da festeggiare tranne l’ipocrisia di troppi governanti.

Almeno la dignità nel 2021 di non festeggiare il LAVORO che ormai è solo appannaggio di pochi fortunati eletti.